Sociologia

Nell’essere umano è insito il gene della belligeranza. Tutti gli esseri umani sono potenziali killer, in ogni essere umano esiste la predisposizione all’uso della violenza e dell’aggressività. Per quanto biasimabili siano, rapportate ai principi di razionalità e civiltà, le reazioni e le azioni determinate dall’istinto ferino alla difesa del proprio territorio e dall’istinto bestiale alla sopraffazione su quanto è estraneo e debole, sono insite nel patrimonio genetico della vita, sono ancestrali ed incancellabili, presenti nella parte antica della psiche dove risiede il puro istinto, dove originano le parole e le azioni non mediate e non controllate dalla ragione, dall’educazione.

Lo sanno bene i registi delle guerre che negli ultimi anni stanno contrapponendo gli esseri umani dopo averli divisi. Quelle che si combattono oggi non sono guerre territoriali, sono guerre sociali, sono le guerre che hanno visto e che vedono contrapporsi stranieri ed indigeni, eterosessuali ed omosessuali, destra e sinistra, giovani e vecchi, uomini e donne. Sono guerre che generano morte, al pari delle guerre combattute con le armi.

L’ultima in ordine di tempo è la guerra dei generi.

In contemporanea alla proiezione nei cinema del film “La battaglia dei sessi”, che racconta della partita a tennis giocata il 20 Settembre 1973 da Bobby Riggs e Billie Jean King, partita vinta intelligentemente dalla King davanti a un pubblico di 30.000 spettatori e di oltre 90 milioni di telespettatori, è dilagata in rete “la battaglia dei sessi” innescata dalla campagna contro le molestie sessuali “MeToo”, divulgata via Twitter dall’attrice Alyssa Milano alla metà di Ottobre e diventata virale in poche ore. In poco meno di un mese la battaglia dei sessi in atto ha scoperchiato un “vaso di Pandora”, ha esposto ad un pubblico a volte scandalizzato, a volte divertito, a volte “solleticato”, innumerevoli casi di presunti e/o reali molestie sessuali compiute da uomini ai danni di donne, più o meno potenti, più o meno deboli, più o meno carnefici, più o meno vittime.

Posto che esiste la possibilità di contrapporsi alla violazione e alla molestia, posto che esiste la possibilità di dire NO, gli ambienti in cui pare essersi consumata l’abitudine di massa alla depravata sopraffazione e alla perdita di ogni capacità di reazione con conseguente sottomissione, sono quelli del mondo dello spettacolo e della politica, ma ogni uomo e ogni donna sa che tali abitudini sono consumate anche in altri ambiti, in altri ambienti, in altri mondi, ovvero quelli in cui si svolge la vita quotidiana di ciascuno di noi.

Ovvio che tutte le guerre sono assurde, e che ancor più lo sono le guerre sociali che vedono contrapporsi soggetti appartenenti allo stesso “genere umano”, seppur appartenenti a razza diversa, a età diversa, a sesso diverso, a idee politiche diverse.

Ovvio che è meraviglioso il mondo in cui tutte le diversità possono vivere pacificamente e sinergicamente; è meraviglioso, ma pura astrazione, impossibile da realizzare: nell’essere umano è insito il gene della belligeranza.

Tuttavia, nonostante i geni, attenti osservatori non possono non aver notato le anomale caratteristiche di straordinarietà, imponenza, trasversalità, contemporaneità ed immediatezza della battaglia dei sessi avviata in questi giorni, tanto da far pensare ad una altrettanto straordinaria, nonchè abile, regia.

E se la “battaglia dei sessi” fosse soltanto l’epifenomeno di una dimostrazione della forza, del potere, del controllo che le lobby possono esercitare sulle masse?

La nostra è l’epoca in cui le differenze vengono evidenziate, persino esasperate, in cui le divisioni sono facilitate, persino sostenute. La nostra è l’epoca in cui abilmente vengono creati schieramenti da porre in contrapposizione. La nostra è l’epoca in cui abili registi usano le umane debolezze per ridurci tutti al ruolo di semplici e rudimentali strumenti da usare attraverso un mezzo “unico”: internet.

E’ l’epoca in cui spesso e volentieri vengono usate armi di distrazione di massa, in cui il genere umano tutto viene manipolato ed usato con sua totale inconsapevolezza, per fini e scopi noti solo ai gruppi di potere.

La nostra è l’epoca che ci vede costretti a partecipare, nostro malgrado, a partite giocate da altri. Il migliore e più facile modo per “imperare” è dividere.

Milena Montebelli

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