L'uomo e il Macrocosmo

Propongo un passo indietro nel tempo: siamo nel 500 a.C. Empedocle di Agrigento enuncia la teoria degli elementi secondo la quale ogni cosa esistente in natura è composta da quattro elementi primordiali, definiti “radici”, a ciascuno dei quali si accompagna una “qualità”. Lo stato di salute dell’organismo corrisponde all’accordo tra gli elementi umorali, e questo stato si definisce “isonomia”; la malattia è il turbamento dell’accordo, e la guarigione è il ristabilimento dell’accordo.

Ippocrate di Coo, del 460 a.C., il più grande medico dell’antichità, raccoglie le precedenti intuizioni dando ad esse il sostegno della sua formazione nella scuola medico-filosofica della Magna Grecia. Nasce così la teoria umorale. Ippocrate definisce l’equilibrio umorale “crasi” e il suo squilibrio “discrasia”. Egli insegna ai suoi accoliti come curare i malati scegliendo tra due possibilità terapeutiche: la prima consiste nel curare i sintomi con il loro contrario (contraria contraribus curantur), la seconda nel curare i sintomi con il loro simile (similia similibus curantur). Delle due vie ippocratiche per la guarigione, quella del simile è la più ostica, la più oscura, la più difficile, forse addirittura paradossale, e sarà ispiratrice di C.F.S. Hahnemann (1755-1843), padre dell’omeopatia.

Polibio, del 410 a.C., genero di Ippocrate, nella sua opera “Natura dell’uomo” tratta della fisiologia umorale con una coerenza insuperata nel mondo greco, e scrive: <<Il corpo dell’uomo contiene del sangue, del flegma, della bile nera e della bile gialla. Ecco cosa costituisce la natura del corpo; ecco la causa della malattia o della salute. … vi è salute perfetta quando questi umori sono in giuste proporzioni tra di loro, sia dal punto di vista della qualità che della quantità e quando la loro mescolanza è perfetta. …>>.

La teoria umorale greca viene ripresa in considerazione dai medici romani, in primis da Galeno (200 d.C.), considerato il più grande medico dell’antichità dopo Ippocrate. Per Galeno, i quattro umori, oltre a regolare la salute e la malattia, determinano, quando la proporzione è a favore di uno di essi, i quattro “temperamenti”. Le caratteristiche che emergono dalle descrizioni dei temperamenti constano di tratti psicologici correlati a elementi fisiologici, e ciò è di indubbia modernità: con l’analisi dei temperamenti umani si è già al punto di congiunzione tra la fase umorale e la fase fisiognomica dello studio delle tipologie umane. I temperamenti di Galeno potrebbero perfino essere definiti somatopsichici: ad un complesso di dati fisiologici si sovrappone un determinato carattere, come dire che ad una forma corrisponde una tipologia psicologica. 

La teoria umorale è il fondamento della medicina tradizionale occidentale, almeno quanto lo è la teoria dei cinque movimenti per la medicina tradizionale cinese e la teoria dei tre dosha per la medicina tradizionale indiana. Ma come si generano gli umori? Quando il chilo, la parte più sottile e più liquida del cibo, giunge al fegato, il calore naturale lo trasforma, mediante fermentazione, nei quattro umori. Durante il riscaldamento la parte fredda e umida viene convertita in flegma, che è come un sangue non ancora maturo a causa dello scarso calore; la parte calda e umida viene convertita in sangue, ritenuta la parte temperata per eccellenza; nel progressivo aumento di calore si disperde l’umido e si producono la bile gialla e la bile nera.

Il flegma diviene sangue per la maturazione consentita dalla decozione; dal sangue si produce la bile gialla quando il calore è aumentato al punto da essiccare l’umore; aumentando ancora il calore la bile da gialla diventa nera per infiammazione. Il processo alchemico di genesi degli umori è un processo irreversibile.

Ogni umore è connesso ad un elemento, ad un organo di sede, e ad un organo di deflusso, ovvero il luogo dello spurgo dell’umore.

Il prevalere di uno (o due) dei quattro umori provoca una corrispondente prevalenza di determinate secrezioni neuro-endocrine nel torrente circolatorio determinando l’appartenenza ad uno dei quattro temperamenti, o biotipologie.

Ci si ammala a causa dell’eccesso o del difetto di un umore, quindi la cura deve prevedere rimedi che apportino l’elemento carente o contrastino quello in eccesso. Inoltre è importante la distinzione tra affezioni calde, ovvero i fenomeni infiammatori provocati da un eccesso di calore nel corpo o in un determinato organo, i quali determinano l’accrescimento e la tumefazione o l’ingrossamento della parte, e le affezioni fredde, comprendenti tutti quei fenomeni di carattere ostruttivo provocati da un eccesso di umore freddo nel corpo o nell’organo.

La concezione dell’universo e dell’essere umano, unitamente alla concezione terapeutica, derivanti dalla cultura greca, divengono patrimonio culturale della civiltà occidentale e lo rimangono immutatamente fino al 1700. In questo ambito si forma la concezione del comportamento umano come espressione strettamente connesa alla natura del temperamento, a sua volta correlato ai quattro umori.

Tutti gli organismi risultano composti dai quattro elementi e dai quattro umori miscelati secondo differenti quantità e proporzioni; pertanto tutti i corpi sono misti, ed il rapporto di mistura determina il temperamento, o crasi; è bilanciato il corpo in cui gli elementi sono presenti in egual proporzione, ma ciò è più un’astrazione che la realtà, infatti esiste un numero infinito di gradazioni, le quali esprimono le infinite differenze e determinano l’unicità di ogni organismo, anche se elementi e umori sono in comune tra gli esseri. 

Vediamo i tratti principali dei temperamenti:

Il temperamento linfatico.

Questo soggetto ha forme rotonde e flaccide, cute pallida e fredda; le funzioni neurovegetative sono torpide; il carattere è lento, paziente e riflessivo.

Il temperamento sanguigno.

Il soggetto ha forme tondeggianti, ma piene e toniche, la cute è rosea e calda; le funzioni neurovegetative sono attive; il carattere è gioviale e impulsivo.

Il temperamento biliare.

Il soggetto è magro, ha spesso i capelli crespi, la cute è calda e olivastra; rapide le funzioni neurovegetative, vivaci l’intelligenza e l’immaginazione; lo sguardo penetrante ed espressivo rivela un carattere volitivo, ambizioso, passionale.

Il temperamento atrabiliare.

Detto anche melanconico, si accompagna a magrezza ed astenia; la cute è fredda ed olivastra, lo sguardo poco espressivo; una certa lentezza delle funzioni si rispecchia in un carattere pessimista ed incline alla tristezza. 

Milena Montebelli

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